Cannabis, tra storia e medicina alla Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici

Anche la Cannabis tra i protagonisti degli eventi legati alla 𝗡𝗼𝘁𝘁𝗲 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗥𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗥𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗶 che, come ogni anno dal 2005, è tornata a illuminare la notte di Roma.

In particolare, lo spazio “Parola ai ricercatori” ha dedicato un momento di confronto, martedì 26 settembre, all’approfondimento “Cannabis: tra storia e medicina”, con la Prof.ssa Viviana Trezza, docente di Farmacologia presso l’Università di Roma Tre.

Ripercorriamo alcuni punti salienti della sua intervista.

Che cos’è la Cannabis?

«La Cannabis sativa è una pianta originaria dell’Asia, nota e usata dall’uomo da millenni, sia a scopo terapeutico (ad esempio, per il suo forte potere analgesico) che per uso voluttuario (come sostanza psicotropa, in altre parole).

Per sostanza psicotropa, si intende un composto che agisce sulle funzioni psichiche, in grado di alterare la mente e la percezione.

Queste sono le due facce della Cannabis, come uno yin e uno yang.

Ciò avviene perché si tratta di una pianta che contiene diversi componenti chimici, con caratteristiche ben distinte gli uni dagli altri. Tali componenti, al giorno d’oggi, vengono studiati per sfruttarne le proprietà terapeutiche in tanti ambiti diversi.»

Quando inizia l’uso della Cannabis da parte dell’uomo, nella storia?

«La parola “Cannabis” è presente in tutte le lingue antiche, dal sanscrito ai geroglifici, fino alle lingue sumere.

La prima descrizione dell’uso terapeutico compare nella prima farmacopea cinese, intorno al 1800 a.C., in cui sono descritte, ad esempio, proprio le proprietà analgesiche della Cannabis.

Anche nell’antico Egitto se ne conoscevano le proprietà mediche. Al tempo stesso, già si era consapevoli delle sue proprietà psicotrope che vennero descritte, ad esempio, da Erodoto nell’antica Grecia.

Nella medicina occidentale, la Cannabis arriverà molto più tardi, intorno al 1800 d.C., con i primi viaggi nelle Indie.

Fino al 1900, possiamo pensare a un’epoca d’oro della Cannabis nel nostro continente, in quanto veniva usata in molti contesti come analgesico. Ad esempio, si dice che la Regina Vittoria ne facesse uso per i dolori mestruali.

Negli stessi anni, se ne sperimentarono anche le proprietà psicotrope. Celebre è il Club des Hashischins, a Parigi, in cui si incontravano artisti come Dumas, Baudelaire, Balzac e altri intellettuali che facevano uso personale di Cannabis, allo scopo di ampliare la loro creatività.

Col proibizionismo americano, successivamente, è iniziato anche il declino della Cannabis.

Nonostante sia, quindi, conosciuta da millenni, in realtà sappiamo cosa contiene solo da poco. È, infatti, intorno al 1958-59 che viene isolato per la prima volta il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), componente della Cannabis che svolge anche attività psicotropa. Successivamente, se ne iniziò a studiare anche i meccanismi di azione sul sistema nervoso. Gli studiosi, all’epoca, erano già consapevoli che se una sostanza riesce ad agire sul nostro corpo, è perché ce ne sono altre che produciamo noi stessi, che svolgono attività simili

Quali sono gli effetti terapeutici della Cannabis che conosciamo oggi?

«Attualmente, ad esempio, alcuni farmaci che contengono sia il principio delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), che svolge anche attività psicotropa, che il cannabidiolo (CBD), che invece non ha attività psicotropa, in un rapporto 1:1, sono utilizzati come analgesici in malattie come la sclerosi multipla e nei pazienti oncologici, o anche per stimolare l’appetito e ridurre la nausea nei pazienti affetti da AIDS e tumori.

Il CBD è stato anche recentemente approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense e dall’EMA (European Medicines Agency) per il trattamento di due forme di epilessia pediatrica resistente ai famaci, in due sindromi rare (la sindrome di Dravet e la sindrome di Lennox-Gastaut). Nel 2021, anche l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato l’uso del CBD nel trattamento delle stesse sindromi, come indicato dall’EMA. 

Proprio tra i progetti portati avanti nel nostro laboratorio, vi è lo studio degli effetti del CBD nel mitigare i sintomi legati all’autismo (visto il profilo di sicurezza già dimostrato nella popolazione pediatrica nel trattamento dell’epilessia). Infatti, ad oggi, è riconosciuta la presenza di cannabinoidi endogeni nel nostro sistema nervoso, che sono in grado di regolare gli stati ansiosi, l’attenzione, l’apprendimento, la memoria, tutti aspetti che sono alterati nell’autismo. Per questo, per il trattamento di alcune forme di autismo, come la sindrome del cromosoma X fragile, sono attualmente in corso trial clinici per la sperimentazione del CBD. È presto per conoscerne i risultati, ma c’è molto interesse a riguardo, soprattutto negli Stati Uniti.»  

Lo stigma sociale e culturale, che si riflette anche nelle decisioni politiche, presente in Europa, e soprattutto in Italia, può rappresentare un limite alla ricerca sulla Cannabis terapeutica?

«Questo era sicuramente vero fino a qualche anno fa, proprio perché la linea tra sostanza di abuso e sostanza terapeutica, nella Cannabis, è molto sottile.

Infatti, se il CBD non è considerato una sostanza d’abuso, molte altre sostanze contenute nella Cannabis lo sono.

E questo ha rallentato molto la ricerca su queste sostanze, soprattutto in Italia, dove a volte la burocrazia risulta molto lenta e impegnativa per avviare studi sulla Cannabis in ambito medico.»

Tuttavia è sempre più necessaria una conoscenza approfondita della Cannabis e di tutte le sostanze in essa contenute, per raggiungere una piena consapevolezza anche delle sue proprietà curative.

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