Il CBD sostituirà gli oppioidi nella terapia del dolore?

Considerato il più grande studio clinico della storia su CBD ed il dolore: Radicle Science – una società healthtech – ha lavorato in stretta sinergia con il produttore di CBD Open Book Extracts per completare e formulare lo studio. 

La ricerca ha coinvolto più di 1600 partecipanti.

Le aziende hanno riferito che è stato il primo nel suo genere ad esaminare l’impatto sinergico tra cannabinoidi rari (come CBC e CBG) ed i loro effetti sul dolore. 

 

Lo studio: CBD ed oppioidi

 

Tutte le formulazioni di CBC e CBG, due cannabinoidi rari, hanno portato a miglioramenti statisticamente significativi nel dolore, nell’ansia, nella qualità del sonno e nella qualità generale della vita. 

In media, quasi la metà (44,8%) dei partecipanti ricevuto uno qualsiasi dei 2 tipi di cannabinoidi ha sperimentato un miglioramento significativo ed effettivo del proprio dolore. 

 

cbd e oppioidi

 

Questo significa che i pazienti hanno provato un netto miglioramento nella qualità della vita, attraverso un miglioramento della percezione del dolore. 

Lo studio è stato eseguito testando vari mix di cannabinoidi. 

L’aggiunta di CBC e CBG, ad una formulazione già presente di CBD, ha dimostrato apportare risultati significativi rispetto al solo uso di CBD. 

In particolare con lo studio si è dimostrato che l’aggiunta di 20 mg di CBC a una formulazione contenente 40 mg di CBD ne migliora significativamente le proprietà antidolorifiche.

 

Cureremo il dolore con i cannabinoidi?

Il dottor Jeff Chen, CEO di Radicle Science e fondatore di UCLA (Cannabis Research Initiative), ha espresso però il suo appunto: “I cannabinoidi rari sono presenti in una varietà di sostanze in natura, ma non ci sono ancora dati clinici sulla loro efficacia per una qualsiasi condizione medica.”

Continua Chen: “Radicle Science ha valutato per la prima volta nella storia i potenziali effetti sinergici di mix variabili di cannabinoidi rari sul dolore e ha dimostrato che questi prodotti naturali possono avere un impatto positivo misurabile.”

Spetta ora alla ricerca scientifica supportare ed avvalorare questa ipotesi per fare in modo di sostenere ancora di più in ambito medico l’uso di questa sostanza dalle proprietà antidolorifiche. 

 

Degno di nota è che solo 1 partecipante su 10 ha riportato effetti collaterali, nessuno dei quali è stato ritenuto grave. 

 

Concludendo, gli studi esistenti suggeriscono che il cannabidiolo e i cannabinoidi rari hanno un potenziale considerevole per limitare il dolore. Ma non c’è stata ancora alcuna evidente promozione nella ricerca scientifica. Bisognerà aspettare per lo sviluppo di prodotti efficaci contenenti cannabinoidi rari.

 

Cosa ci riserverà ancora il futuro nella ricerca scientifica sul CBD?

 

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