Tamponi al CBD, una promessa contro il dolore mestruale

Ogni mese, il 50-95% delle donne in età fertile si trova ad affrontare un compagno tanto fedele quanto sgradito: il dolore mestruale. Crampi, spasmi, mal di testa e nausea rendono difficile la vita quotidiana o costringono a ricorrere a farmaci con effetti collaterali indesiderati.

Ma se ci fosse un’alternativa naturale per gestire il dolore?

Un recente studio ha aperto una nuova frontiera nel trattamento del dolore mestruale: l’uso di tamponi al cannabidiolo (CBD) ha ridotto significativamente l’intensità dei sintomi nel primo e nel secondo giorno del ciclo per tre mesi consecutivi.

I risultati dello studio clinico sono stati pubblicati sul Journal of Endometriosis and Uterine Disorders.

Perché le mestruazioni fanno male?

Per oltre il 50% delle donne, la dismenorrea primaria rende ogni ciclo mestruale un’esperienza dolorosa, senza una causa identificabile (al contrario della dismenorrea secondaria, legata a un’anomalia dell’apparato riproduttivo).

Spesso inizia in adolescenza e può protrarsi per tutta la vita: nel 5-15% dei casi circa, i crampi sono così forti da interferire con le normali attività quotidiane, causando assenze dai luoghi di lavoro o dalla scuola.

Ma cosa scatena questo dolore?

I crampi sono causati dal rilascio di sostanze chiamate prostaglandine, molecole biologiche che mediano i processi infiammatori e provocano le contrazioni dell’utero, come accade durante il travaglio, riducendo l’afflusso di sangue e aumentando la sensibilità delle terminazioni nervose. Stimolano inoltre la motilità gastrica e in concentrazioni elevate possono causare crampi, diarrea, nausea e vomito.

CBD nella gestione del dolore

Nella gestione del dolore mestruale dominano incontrastati i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), in assoluto la classe di antidolorifici più prescritti nel mondo. I FANS riducono il dolore e l’infiammazione bloccando la sintesi delle prostaglandine a partire dal loro precursore, l’acido arachidonico.

Ma l’uso frequente o prolungato di questi farmaci può provocare effetti collaterali, come irritazione e bruciore gastrico e nei casi più gravi formazioni di ulcere o emorragie gastrointestinali. È stato anche osservato un aumento del rischio di eventi cardiovascolari, come ictus o infarto.

Il cannabidiolo (CBD) estratto dalla pianta di Cannabis sativa sta emergendo come un potente analgesico naturale, con meno effetti collaterali rispetto ai farmaci tradizionalmente prescritti nella gestione del dolore come i FANS o gli oppioidi. Il CBD infatti non contiene principi attivi che possono irritare la mucosa gastrica, in genere è ben tollerato dall’organismo e non provoca fastidi.

Diversi studi testimoniano l’effetto analgesico e antinfiammatorio del CBD in vari contesti. Uno studio pubblicato lo scorso mese, ad esempio, ha dimostrato che la sua efficacia nel trattamento del dolore dentale è pari a quella degli oppioidi, ma con meno effetti collaterali. Alcuni addirittura suggeriscono che il CBD possa ridurre l’uso di oppioidi e altri farmaci tradizionali.

CBD per il dolore mestruale

L’efficacia del CBD per il dolore mestruale rappresenta ancora un territorio in gran parte inesplorato, ma i pochi dati pubblicati fino ad ora sono promettenti. Nel 2015, uno studio sui ratti, ha dimostrato che il CBD può ridurre i sintomi grazie alle sue naturali proprietà analgesiche a antinfiammatorie.

Altre ricerche mostrano che il CBD può modulare la risposta immunitaria alla base dei processi infiammatori, responsabili non solo dei crampi ma anche di altri fastidi come gonfiore e tensione del seno. La sua interazione con i recettori della serotonina, inoltre, migliora sintomi come nausea, mal di testa e vomito e i disturbi di umore o ansia che spesso si accompagnano al periodo mestruale.

Lo studio sui tamponi al CBD

Il CBD interagisce con il sistema endocannabinoide, che con le sue funzioni contribuisce all’omeostasi, ovvero al mantenimento del corpo in equilibrio, soprattutto quando è sottoposto a fattori di stress, interni o esterni. I suoi recettori CB1 e CB2 sono dislocati praticamente in tutto il corpo, anche nell’utero e nella mucosa della vagina.

Nello studio clinico pubblicato su Journal of Endometriosis and Uterine Disorders, il CBD è stato quindi somministrato per via vaginale, attraverso tamponi.

Lo studio randomizzato, in singolo cieco e controllato con un placebo, ha arruolato 63 partecipanti. L’obiettivo principale era testare la sicurezza e l’efficacia dei tamponi al CBD per alleviare il dolore mestruale durante tre cicli consecutivi. Alle donne è stato chiesto di registrare il loro livello di dolore durante tutta la durata delle mestruazioni, su una scala da 1-10.

I risultati sono stati promettenti, mostrando una significativa riduzione del dolore durante il primo e il terzo mese di utilizzo dei tamponi al CBD, nel primo e nel secondo giorno di mestruazioni (nei giorni successivi, il dolore tende a scemare naturalmente). Non solo: meno del 5% delle partecipanti ha segnalato irritazioni correlate all’uso del prodotto.

L’uso di tamponi al CBD potrebbe rappresentare un passo avanti significativo nella gestione del dolore mestruale, aiutando il farmaco ad agire localmente e ad alleviare l’infiammazione causata dalle contrazioni uterine.

Nonostante la dimensione ridotte del campione dello studio suggerisca la necessità di ulteriori indagini, i risultati finora ottenuti offrono una luce promettente per le donne che soffrono questo disagio ma preferiscono un’alternativa naturale ai farmaci tradizionali.

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