CBD e mal di denti: una nuova era nella gestione del dolore dentale?

Poche sensazioni al mondo possono eguagliare il fastidio di un dolore ai denti. Chi di noi non ha sperimentato almeno una volta quella puntura intensa e incessante, capace di rovinare la giornata e interferire con le attività più quotidiane?

Oggi la gestione del dolore dentale presenta ancora numerose sfide e limitazioni, ma nel prossimo futuro la situazione potrebbe evolvere in positivo. La nuova speranza è il cannabidiolo (CBD), uno dei componenti principali della cannabis, noto da tempo per le sue proprietà analgesiche e antinfiammatorie.

Nello studio condotto dai ricercatori della Rutgers University nel New Jersey e pubblicato su Journal of Dental Research, è emerso che il CBD, nell’inedita veste di paladino del mal di denti, potrebbe sostituire i farmaci oppioidi, spesso prescritti dai dentisti, nonostante gli effetti collaterali e il rischio di sviluppare assuefazione o dipendenza.

Mal di denti: tra i dolori più intensi per l’uomo

Si dice che il dolore ai denti sia il terzo per intensità tra quelli che possono colpire un essere umano, dopo le doglie del parto e le coliche renali. Secondo un rapporto pubblicato dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo nel nostro continente il 50% degli adulti soffre di almeno una malattia dentale, un numero pari a 466 milioni di persone.

La causa più frequente del dolore ai denti è un’infiammazione della polpa dentaria, con sintomi come dolore pulsante, sensibilità agli stimoli termici o gonfiore.

Le sfide nella gestione del dolore dentale

Nel panorama scientifico, la gestione del dolore dentale leggero o moderato è stata tradizionalmente appannaggio degli anti-infiammatori, come l’acetaminofene e l’ibuprofene. Ma alcuni pazienti non possono assumere questi farmaci o non ottengono sufficiente sollievo.

In questi casi, la soluzione più comune sono gli oppioidi sintetici, come la codeina. Non a caso, i dentisti sono tra i primi dieci medici prescrittori di oppioidi, spesso per il dolore di emergenza o quello persistente.

Basti pensare che circa il 40% dei pazienti che si recano in pronto soccorso per un dolore ai denti viene rimandato a casa con una ricetta per questo tipo di farmaci, e che la probabilità di ricorrere agli oppioidi dopo una procedura dentale è pari al 30%.

Ma l’assunzione di oppioidi è associata al rischio di sviluppare dipendenza o assuefazione e può avere gravi effetti collaterali: il mondo scientifico, quindi, è alla ricerca di nuovi composti con proprietà analgesiche, più sicuri per i pazienti.

Gli analgesici naturali della cannabis

Una fonte preziosa di composti efficaci nel ridurre il dolore è la pianta di Cannabis sativa. I principi attivi estratti dalle sue foglie, come il THC (tetraidrocannabinolo) o il CBD (cannabidiolo) sono tra le sostanze che possono essere somministrate ai malati, compresi quelli oncologici, durante la terapia del dolore.

Vari studi hanno dimostrato che la combinazione di questi due composti è efficace nel ridurre il dolore cronico, neuropatico e oncologico. Ma il loro uso nella pratica clinica al posto dei farmaci tradizionali è ancora ristretto a un piccolo numero di casi – non solo per la scarsità di letteratura disponibile, ma anche per gli aspetti politico-legali che limitano la coltivazione e l’utilizzo della pianta di cannabis. 

Entrambi THC e CBD presentano proprietà analgesiche e antinfiammatorie, ma il secondo non è psicoattivo e non genera dipendenza. Ad oggi esistono più di 100 studi clinici che stanno valutando il CBD come alternativa ad analgesici più comuni per trattare vari tipi di dolore.

Nessuno lo aveva ancora utilizzato per trattare il dolore dentale.

Il CBD può curare il mal di denti?

Il pionieristico studio condotto da Vanessa Chrepa e il suo team ha coinvolto 61 partecipanti con grave dolore ai denti, a cui sono state somministrate dosi controllate di Epidiolex, una soluzione di CBD approvata dalla FDA (Food and Drug Administration), o un placebo.

I risultati hanno rivelato un significativo sollievo dal dolore nei gruppi di CBD rispetto al gruppo di controllo, con circa l’85% degli utenti che riportava almeno il 50% di riduzione del dolore iniziale.

Una scoperta interessante è stata l’aumento della forza di morso tra i partecipanti al trattamento con CBD, che suggerisce un miglioramento nella funzione dentale. Ciò potrebbe essere particolarmente benefico per coloro che soffrono di dolori dentali che influiscono sulla capacità di masticare.

Dallo studio sono emersi anche gli effetti collaterali, come sedazione e disturbi gastrointestinali, che sono stati più frequenti nei gruppi di CBD rispetto al gruppo di controllo. Saranno quindi necessarie nuove ricerche, su un campione più numeroso, per stabilire il profilo di sicurezza del farmaco.

Il primo di una lunga serie?

Il successo di questo primo studio è solo un piccolo anticipo di quello che potremmo vedere nel prossimo futuro: un ampio studio di Fase III è già in programma, con l’obiettivo di ottenere l’approvazione della FDA per l’uso del CBD nel trattamento del dolore dentale.

Sarebbe solo l’ultima inedita applicazione di una lunga serie per il CBD, che vive oggi il suo momento d’oro. Un crescente numero di evidenze scientifiche lo consacra quale valida alternativa ai trattamenti farmacologici convenzionali per la gestione del dolore, oltre a rivelarsi un alleato significativo nella mitigazione dell’ansia, dello stress e dell’insonnia.

 

Cover Foto di MARK ADRIANE su Unsplash

 

 

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